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DIVERSAMENTE
MARE
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PREMESSE
LA
VELATERAPIA
La
pratica della vela può essere considerata non solo come una
semplice attività di svago, ma come un vero e proprio strumento
terapeutico, che prende il nome di velaterapia.
Questa innovativa forma di terapia consiste nel trascorrere un certo
periodo di tempo in una barca a vela completamente attrezzata per la
crociera. Con la supervisione ed il controllo di uno psicoterapeuta,
il soggiorno viene studiato per costruire un iter
didattico-comportamentale idoneo a sollecitare, nei partecipanti,
motivazioni e reattività orientate alla produzione e al sostegno di
normali rapporti interpersonali. L’ambiente della barca si presta
in modo esemplare a realizzare un clima collaborativo e
partecipativo, dove ognuno può rapidamente rintracciare le proprie
inclinazioni ed esplicitarle nell’interpretazione di uno specifico
ruolo. Lo scopo non è solo quello di formare e consolidare quegli
aspetti caratteriali che stanno alla base della normale interazione,
ma anche di creare occasioni di sperimentazione delle proprie
attitudini comportamentali e relazionali essenziali per uno sviluppo
positivo della personalità.
In particolare, il fine ultimo di questa esperienza è la
maturazione, dal punto di vista psicologico e sociale,
dell'individuo, che potrà tradursi in una nuova apertura verso gli
altri, nell'aver imparato a prendere decisioni in momenti critici,
nel sapersi mettere in gioco senza pregiudizi e senza remore,
sapendo di avere un proprio ruolo all'interno della società.
La
velaterapia è utilizzata da trent’anni in Europa, da quindici in
Italia, e ci sono paesi, come Inghilterra, Germania, Francia e Stati
Uniti d’America, che contano su di una legislazione specifica in
materia di vela come attività riabilitativa, terapeutica e
risocializzante.
La
velaterapia si è dimostrata immediatamente un grande successo,
poiché è ricca di implicazioni dal punto di vista psicologico,
anche se in letteratura scientifica è molto difficile trovarne una
trattazione articolata e ben definita (Stadler, 1989).
Le
prime iniziative che hanno visto la nascita della velaterapia furono
intraprese nell’ambito di progetti per il reinserimento sociale ed
il recupero di giovani con problemi di relazione e di
socializzazione. Fin dall’inizio la velaterapia si è dimostrata
particolarmente efficace e si è diffusa anche in ambiti diversi da
quelli dai quali era partita, tanto che non si impiega più
esclusivamente come strumento di cura per disabili ma viene
consigliato per un gran numero di interventi orientati al sostegno
di numerose procedure psicoterapiche. I terapeuti, infatti hanno
deciso di estendere il suo raggio d’azione agli interventi
riguardanti le persone adulte afflitte da problematiche
esistenziali, stati ansiosi e depressione.
Nel
nostro paese corsi e regate di vela a favore delle persone con
patologie psichiche più o meno gravi si sono diffusi ampiamente dai
primi anni 2000, grazie a numerose associazioni, che hanno aperto le
porte delle loro sedi per accogliere ed assistere le persone
diversamente abili.
LA
PET THERAPY
La
terapia assistita da
animali, o pet
therapy, indica nel linguaggio corrente molteplici
interventi il cui fattore comune è la presenza di animali in
rapporto ad esseri umani in situazioni programmate e più o meno
standardizzate. Gli scopi di tale tipo di terapia possono essere
molteplici: dare assistenza a persone disabili con animali
appositamente addestrati; dare supporto nella riabilitazione
motoria; fornire sollecitazioni a livello psichico.
A
livello emotivo, e nell’immaginario della specie umana,
l’animale riflette fantasie e aspettative legate a una parte
profonda del nostro essere. Gli animali sono esseri potenti,
primitivi, istintuali, che possono incutere timore ma che, una volta
diventati nostri alleati, possono aiutarci a ritrovare, ad esempio
in momenti di lutto, di isolamento, di calo delle energie e
dell’autostima, quell’istinto vitale, primitivo, non razionale e
non verbale, che ci apre al mondo e ci stimola a nuove esperienze.
In
questo contesto le sessioni di pet therapy sono esperienze preziose,
che spesso permettono di individuare nel contatto uomo-animale
potenzialità nuove e interessanti, che non sfuggono allo sguardo
attento di chi, addestratore, veterinario, o proprietario di animali
domestici, è strettamente coinvolto nel rapporto quotidiano con
essi.
All'interno
della pet therapy, troviamo anche la delfinoterapia che ha dato risultati eccezionali soprattutto nel
caso di pazienti psichiatrici, autistici e depressi. Le sessioni di
delfinoterapia prevedono una stretta interazione con i delfini, di
solito nuotando con questi animali in cattività o in aree recintate
nel loro ambiente naturale. L'ipotesi da cui si è partiti,
condivisa da gran parte della letteratura al riguardo, è che il
contatto con i delfini possa contribuire a stimolare le capacità di
comunicazione, di espressione e, in definitiva, l'attenzione e
l'interesse per l'”altro” e per il mondo esterno, in individui
la cui tendenza all’isolamento è una componente significativa
della patologia.
Il
ministero della salute comunque definisce la DAT
(Dolphin Assisted Therapy =
terapia assistita con i delfini) una terapia molto controversa;
infatti alcuni animalisti sostengono che sia immorale privare un
animale della libertà e poi chiedergli di «lavorare» per noi,
molti biologi sono contrari alla delfinoterapia perché il contatto
con l'uomo può trasmettere loro malattie per noi comuni ma per loro
pericolose, come l'influenza e il raffreddore. Senza contare lo
stress, di cui i delfini soffrono anche più delle persone in carne
e ossa. Esigere un eccesso di prestazioni e d’addestramento è
sbagliato e può persino causare loro un infarto.
La WDCS - Whale and Dolphin
Conservation Society (North America), che è una delle
associazioni mondiali più importanti per la conservazione delle
balene e dei delfini, in una recente relazione dal titolo
"possiamo fidarci della terapia assistita con i delfini?"
ha messo, inoltre, in luce la scioccante verità che sta dietro a
questa industria in rapida espansione.
Con un’azione sostenuta dall’Istituto per la ricerca
sull’autismo, la WDCS ha richiesto il divieto di utilizzare la
DAT, dopo che le ricerche sulla terapia assistita con i delfini
hanno messo in evidenza che:
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i
delfini sono prelevati dal loro ambiente naturale per rifornire
il crescente numero di impianti dove si effettua la DAT, e
questo ha delle serie implicazioni nella conservazione e nel
benessere di questi animali;
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sia
le persone che gli animali possono essere esposti ad infezioni e
lesioni quando partecipano alla DAT.
Viste
le pesanti implicazioni etiche che stanno dietro alla delfinoterapia
in cattività, la nostra associazione propone un tipo di
delfinoterapia in barca a vela, che prevede l’incontro con i
delfini in mare aperto.
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L’ALTERNATIVA
Il
mare è un setting ambientale eccezionale e la possibilità di
viverlo da protagonista in barca a vela costituisce un efficace
mezzo di riabilitazione e di formazione oltre che di potenziamento
del proprio carattere. Oggi sempre di più si crede con entusiasmo
al valore riabilitativo e risocializzante del mare ed è una
bellissima realtà italiana quella in cui persone disabili e
normodotate mettono insieme e integrano le loro forze per
raggiungere i porti della solidarietà della velaterapia.
L’incontro con il mare, l’esperienza della conduzione e del
comando, lo spazio ristretto, l’apprendere strategie, il sapere
che si è una pedina indispensabile per la navigazione sono stimoli
formidabili per la crescita psicologica e sociale.
Inolre,
a livello individuale l’incontro con il mare diventa incontro con
le proprie profondità. L’esperienza della conduzione di una barca
per rotte che assomigliano a quelle del quotidiano porta
l’individuo a pensare di essere capace a condurre se stesso
attraverso la navigazione più difficile che è la vita.
Un
viaggio per mare può diventare un percorso interiore che,
supportato dalle nuove conoscenze e dal lavoro svolto in barca, non
finisce quando si rimettono i piedi a terra, ma diviene un punto di
partenza su cui ricominciare a costruire progetti e sogni e aiutare
ad affrontare la quotidianità.
La
velaterapia diviene un’esperienza di vita che, assieme
all’incanto del viaggio in mare, della navigazione a vela e della
socialità speciale della barca, fornisce strumenti psicologici in
grado di aiutare il/la paziente a riappropriarsi del controllo della
propria esistenza.
L’aspetto
più riabilitante della velaterapia è la conduzione
dell’imbarcazione, che è straordinariamente stimolante dal punto
di vista sensoriale; il corpo e tutte le facoltà intellettive sono
infatti coinvolti durante la navigazione, rendendola un’esperienza
unica, specialmente per chi è costretto a vivere in istituti
psichiatrici o di lunga degenza dove l’attività fisica e sociale
non è davvero paragonabile a quella della vela.
A
bordo si sperimenta lo spirito di gruppo, si acquisisce un ruolo e
quindi la coscienza di essere necessari, ci si deve relazionare per
forza con caratteri diversi e così si impara a limare il proprio ed
a considerare le ragioni degli altri. Ci si confronta con le ansie e
le paure che ognuno si porta dentro e che in queste persone sono
spesso ingigantite dal male.
Inoltre,
la vela è anche un’attività fisica faticosa dove si compiono
degli sforzi fisici e si mette alla prova la tonicità,
l’elasticità, la flessibilità del corpo, l’orientamento e
l’equilibrio. Tutto ciò genera l’opportunità impareggiabile di
un’attenzione e di una concentrazione sul proprio corpo e sui
propri vissuti emotivi.
Altro
aspetto da considerare nell’andar per mare è l’incontro con i
cetacei. Poiché è stato dimostrato nella pet therapy che il contatto diretto con gli animali produce
effetti che facilitano l’intervento terapeutico/educativo, si può
dedurre che anche l’incontro con delfini liberi nel loro ambiente
naturale possa avere effetti benefici su persone che vivano
situazioni di disagio fisico, psichico e sociale. Questi tipi di
incontro sono percepiti, molto più di qualunque attività di pet
therapy programmata, come un evento eccezionale e profondamente
coinvolgente, diventando fonte di input emotivo/sensoriali gioiosi e
rilassanti, che di per sé possono avere effetti terapeutici
positivi e duraturi, ed essere di integrazione alla semplice attività
di velaterapia.
3.
NATURA
DEL PROGETTO
L’attività
del progetto DIVERSAMENTE
MARE consiste nell’organizzare navigazioni in barca a vela,
durante le quali si cerca l’incontro con i delfini in mare aperto.
Come ampiamente anticipato nelle premesse, la velaterapia e la
delfinoterapia possono essere di supporto a terapie
riabilitative per soggetti che vivano situazioni di disagio fisico,
psichico e sociale. Marine Life Conservation, da anni impegnata in
ricerche scientifiche sui cetacei in mare aperto, utilizza tecniche
di avvicinamento a questi animali che comportano il minor disturbo
possibile.
Considerando
le esperienze di delfinoterapia in barca a vela da noi fatte sinora,
si possono evidenziare i seguenti aspetti terapeutici:
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il cambiamento di
stato, cioè un nuovo ambiente con nuovi stimoli sensoriali, tra i
quali il vento, il silenzio, i delfini, in un costante riequilibrio
del corpo, diventano un’esperienza fortemente emotiva e personale,
che trascende le parole e popola lo spazio vuoto dei pensieri;
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la dinamica di
gruppo, vale a dire le scelte, i rifiuti, gli stili diversi, la
cooperazione, che non si risolvono in generica socializzazione, ma
in qualcosa che si avvicina alla psicoterapia senza la coazione
della seduta clinica;
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la riabilitazione,
la conoscenza del proprio corpo e del proprio equilibrio, con la
possibilità di compiere movimenti e gesta altrimenti dimenticati;
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i tempi: nella
pratica della vela non possono essere decisi a priori, perciò si
smette di correre come si è costantemente abituati a fare in città.
Sono vento e mare a decidere per noi;
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il processo di
autostima: nelle persone con disabilità mentale migliora anche
attraverso la consapevolezza di poter essere in determinate
situazioni autonomi e in grado di prendere decisioni.
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Da
quest’anno il progetto vuole estendere l’esperienza agli
adolescenti socialmente difficili e svantaggiati. Infatti,
nell’ambito del disagio sociale la navigazione a vela
rappresenta un utilissimo contesto di “qui ed ora” in cui
l’individuo mette alla prova se stesso, prende decisioni e
si confronta con problemi da risolvere e con situazioni
improvvise ed impreviste, esegue degli ordini e fa delle
scelte in rapida sequenza, tutto in vista di un obiettivo
comune: arrivare al prossimo porto. In barca ognuno ha il
proprio ruolo e questa certezza è fondamentale e funzionale a
garantire una buona navigazione.
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Tali
concetti possono facilmente essere estesi poi al “là ed
allora” della vita quotidiana e di innumerevoli altri
contesti (lavorativi, sociali, familiari). Inoltre, essendo la
barca una società in piccolo, ogni partecipante ha un compito
ben preciso: c'è un leader al quale ognuno deve attenersi per
permettere a tutti di andare avanti. Questa situazione
esistenziale permette ai ragazzi socialmente difficili e
svantaggiati di rientrare in regole precise a cui far
riferimento.
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Ogni
partecipante sa che ha un ruolo di primo piano nella gestione
della barca e viene responsabilizzato in questo senso.
Chi
decide di passare un pò di tempo in barca a vela impara a
convivere e a condividere con altri tutto ciò che ha intorno,
dagli oggetti quotidiani, agli spazi, pur limitati della
barca, alle emozioni e sensazioni che scaturiscono dall'essere
circondati dall’acqua e dal vento, quindi, dalla natura allo
stato puro.
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La
delfinoterapia
in barca a vela fa bene, perché è una buona attività
riabilitante alternativa, che ha come obiettivo principale il
restituire dignità all’essere umano degradato da una malattia
psichica e fisica o da una storia di droga e delinquenza,
offrendogli un’ulteriore possibilità con l’aiuto di due grandi
alleati: il mare e i suoi abitanti più affascinanti, i delfini.
4.
PERIODO DI
SVOLGIMENTO
L’attività
relativa al progetto si sviluppa da aprile ad ottobre.
5.
MODALITA’
DI SVOLGIMENTO
Il
programma del progetto si articola generalmente in crociere
settimanali, ma sono previste anche escursioni giornaliere o di un
fine settimana.
6.
ATTIVITA’
Durante
i giorni di crociera l’attività è organizzata in modo da
alternare:
-
introduzione
all'apprendimento della navigazione a vela (nomenclatura, venti,
strumentazione di bordo) affiancata ad un'adeguata partecipazione
alle manovre di bordo;
-
un
coinvolgimento diretto nella vita di bordo (cucina, cambusa,
pulizie), in modo da incentivare una maggiore autonomia;
-
momenti
dedicati alle lezioni sui cetacei e la biologia marina;
-
ricerca
dei cetacei in mare aperto;
-
escursioni
a terra nelle località turistiche toccate dall’itinerario.
7.
BASE
DI PARTENZA
Imbarco
e sbarco avvengono presso il porto turistico di Imperia Porto
Maurizio.
8.
IMBARCAZIONE
Le
crociere si svolgono a bordo di Pensiero Dominante, una morgante 45
piedi, del cantiere biasi e con progetto Sciomachen. Ha 4 cabine, di
cui tre doppie ed una singola e due bagni.
9.
EQUIPAGGIO
L'equipaggio
è composto da:
-
skipper,
-
aiuto
skipper-naturalista,
-
6 ospiti.
10.
RESPONSABILI
DEL PROGETTO
Walter
Antollovich: antollovich@marine-life.org,
340.7201466
Antonella
Impetuoso: impetuoso@marine-life.org,
347.7548722
Per
informazioni più dettagliate puoi cliccare
qui.
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mare (pdf) Un
mare per tutti (pdf)
GRAZIE A LORO:
SPES
- Ventimiglia
I
Protagonisti |