Le balene che piangono

Nel cuore del Santuario dei cetacei, a 20 miglia dalla costa ligure, un esemplare di Balenottera comune (Balaenoptera physalus), è stato trovato morto.

Un giovane animale lungo circa 15 metri, galleggiava inerte, morto in seguito probabilmente alla collisione con una nave all'interno dell'area protetta.

 

CONSERVAZIONE E MINACCE DI ORIGINE UMANA
I cetacei sono animali longevi, occupano i livelli più alti della piramide alimentare marina e si riproducono con grande lentezza. Per questi motivi sono particolarmente vulnerabili ad una serie di minacce derivanti dalle più disparate attività umane. La situazione nel Mediterraneo è ancora più delicata trattandosi di un mare semi-chiuso sulle cui coste vivono centinaia di milioni di persone.
Nel Libro rosso degli animali nessuna delle otto specie di cetacei presenti è considerata al sicuro dall'estinzione.

In pericolo: Capodoglio, Delfino comune
Vulnerabile: Balenottera comune, Tursiope
A minor rischio: Globicefalo, Grampo, Stenella striata
Mancanza di informazioni: Zifio

I fattori di minaccia per i cetacei possono essere suddivisi in due categorie: attività umane che colpiscono direttamente i singoli individui e cause legate alla distruzione e degradazione dell'ambiente, che agiscono a livello di popolazione.
Attività umane che colpiscono direttamente i singoli individui:
- Cattura incidentale negli attrezzi da pesca. Un gran numero di cetacei ed altri animali finiscono impigliati nelle reti, soprattutto le enormi reti derivanti usate per la cattura di tonni e pesci spada ma anche le più piccole reti fisse. Le specie che subiscono le perdite più gravi sono il Capodoglio, il Globicefalo, la Stenella striata. Il palangrese, costituito da una lunghissima lenza con migliaia di ami, a volte cattura le specie più piccole.
- Uccisione deliberata. Con qualche eccezione, non è mai esistita nel Mediterraneo un'attività commerciale di caccia ai cetacei. Sono però avvenute ed avvengono tuttora uccisioni occasionali di delfini da parte dei pescatori che li accusano di rubargli il pesce. La specie più colpita è il Tursiope.
- Collisioni con imbarcazioni. L'aumento del traffico marittimo e delle imbarcazioni veloci comporta un sempre maggiore rischio di collisioni. Le specie più colpite sono la Balenottera comune e il Capodoglio.
Cause legate alla distruzione e degradazione dell'ambiente:
- Inquinamento. DDT, PCB, metalli pesanti come mercurio e cromo e mille altre sostanze chimiche giungono in mare attraverso i fiumi o le precipitazioni atmosferiche, e vi si accumulano. Queste sostanze possono dare effetti di avvelenamento acuto oppure interferire con il sistema endocrino e immunitario, ostacolando la riproduzione e indebolendo l'organismo.

«Nel Mediterraneo, appena l'1% dei mari del pianeta si concentra il 28% del traffico mondiale di petrolio, ovvero 300 petroliere che rilasciano complessivamente una scia nera di 2.800 tonnellate di petrolio al giorno, equivalenti a 15 "Prestige" (la petroliera affondata in Galizia) ogni anno».
- Diminuzione delle prede. Anni di pesca industriale eccessiva hanno assottigliato le popolazioni di molte specie di pesci e cefalopodi, naturale preda dei cetacei. Una delle conseguenze è che delfini e pescatori entrano più frequentemente in conflitto poiché competono per una risorsa sempre più scarsa.
- Disturbo e rumore. L'aumento del traffico navale e della pressione umana sulle coste aumenta le occasioni di contatto e di interferenza con i cetacei. Il fattore disturbo non pare essere di primaria importanza ma colpisce globalmente e capillarmente tutte le specie, mentre il rumore a quanto pare ha conseguenze più dannose sullo Zifio.