I cetacei del mediterraneo

 

 

Nel Mar Mediterraneo vivono regolarmente otto specie di cetacei, ne esistono anche quattro “occasionali” e sette “accidentali”. Comunemente si possono osservare sette specie:

 

-         la balenottera comune (Balaenoptera physalus),

-         il capodoglio (Physeter catodon),

-         il grampo (Grampus griseus),

-         il tursiope (Tursiops truncatus),

-         il globicefalo (Globicephala melas),

-         lo zifio (Ziphius cavirostris)

-         la stenella striata (Stenella coeruleoalba).

 

Un discorso a parte deve essere fatto poi per il delfino comune (Delphinus delphis): un tempo esso era forse la specie più comune in Mediterraneo (da qui il nome), ma oggi la sua presenza si è drasticamente rarefatta. Il delfino comune è ancora presente nel Bacino Occidentale (Mare di Alboran) e nei pressi dello stretto di Gibilterra; ciò è dovuto alla loro vicinanza all’Oceano Atlantico, dove peraltro questa specie è comunissima. Nelle acque italiane è molto raro, mentre riappare nelle isole della Grecia ionica e ritorna comune nel Mar Nero.

 

Dati relativi a spiaggiamenti rivelano la presenza di cetacei meno comuni, tra cui la Balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata) e la Pseudorca (Pseudorca crassidens). Raramente sono stati invece avvistate le Orche (Orcinus orca).

 

 

LA TUTELA DEI CETACEI NEL MEDITERRANEO

 

I cetacei sono animali fortemente soggetti ai cambiamenti ambientali, soprattutto a quelli di natura antropica, e molte delle loro specie risultano protette e tutelate da accordi internazionali. La loro sopravvivenza è strettamente legata allo stato di salute dell’ambiente naturale, ed al suo utilizzo da parte dell’uomo.

 

I cetacei sono animali estremamente complessi, che vivono per lunghi anni, presentano lenti ritmi riproduttivi, sono collocati all’apice della catena alimentare, sono caratterizzati da un’articolata struttura sociale e, per questi motivi, risentono fortemente sia dell’inquinamento, che del sovrasfruttamento dell’ambiente marino operato dall’uomo. Mostrano, per esempio, elevati fenomeni di accumulo di sostanze tossiche (tra queste spiccano gli organoclorurati: PCB e DDT) e di metalli pesanti, con una conseguente alterazione del sistema immunitario e delle funzioni riproduttive. A causa del notevole sviluppo delle aree costiere, del massiccio sfruttamento delle risorse marine e del continuo incremento del traffico navale, sono invece soggetti ad inquinamento acustico, a rischio di collisione con navi veloci, a denutrizione.

 

I provvedimenti per la tutela dei cetacei, a seconda degli stati che coinvolgono, possono avere carattere nazionale, essere accordi regionali o avere carattere internazionale. Un esempio di legislazione nazionale è l’italiano PAN (Piano di Azione Nazionale), mentre uno di tipo regionale è ACCOBAMS, un accordo per la riduzione delle minacce ai cetacei delle regioni del Mar Mediterraneo e del Mar Nero. ACCOBAMS è entrato in vigore il 1° giugno 2001, l’Italia ha firmato la stesura finale dell’accordo nel 1996, ma deve ancora ratificarlo.

 

Un altro provvedimento particolarmente importante per la regione mediterranea è stata l’istituzione del Santuario dei Cetacei del bacino Corso-Liguro-Provenzale firmata a Roma il 25 dicembre del 1999 dai Ministri di Italia, Francia e Principato di Monaco, e ratificata il successivo ottobre 2001 (L.11 ottobre 2001, n. 391, G.U. n. 253, 30 ottobre 2001). Si tratta della prima area protetta internazionale istituita nel Mediterraneo, per la tutela dell'ambiente marino.


 

Torna in dietro