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La
fotoidentificazione
I
primi studiosi del comportamento animale si resero subito conto
dell’importanza di riconoscere i singoli individui posti sotto
osservazione. Von Frisch, uno dei padri dell’etologia,
per meglio interpretare i meccanismi di comunicazione fra le api, le segnò
con colori differenti, mentre Lorenz imparò a riconoscere le sue oche
grazie a segni naturali sul corpo e al loro personale comportamento. Gli
scienziati, in generale, hanno utilizzato sia metodi di marcatura
artificiale, come anelli e targhette,
sia metodi meno intrusivi. Un sempre maggior numero di studi su animali
selvatici dimostra, oggi, che gran parte dei vertebrati può essere
efficacemente identificata, anche a lungo termine, da segni e marchi
naturali sul corpo.
Nel 1997 gli scienziati impegnati nella ricerca sui cetacei furono invitati dalla IWC (International Whaling Commission) a costituire un gruppo di lavoro sull’impiego delle “cicatrici naturali” nelle stime di popolazione. Nel successivo 1998, dalla riunione di tale gruppo di studio venne riconosciuta valida la pratica della fotoidentificazione per la stima delle densità di popolazione. La
fotoidentificazione si basa sulla possibilità di identificare in modo
univoco gli animali incontrati. Analizzando, per ogni avvistamento, il
rapporto tra il numero degli animali identificati per la prima volta e
quello degli animali riconosciuti in base ad una precedente
identificazione, è possibile effettuare la stima del numero di animali
presente nell’area di studio.
Per
identificare univocamente gli animali vengono, di volta in volta, prese in
considerazione caratteristiche morfologiche diverse, a seconda della
specie da studiare. Le più comuni sono: ·
la forma della pinna dorsale, ·
la forma della pinna caudale, ·
la colorazione, ·
la presenza e la forma di cicatrici. Oltre
ad informazioni sulla dimensione di una popolazione, la
fotoidentificazione consente di definire la struttura sociale della stessa
e permette di analizzare la distribuzione degli animali, la loro fedeltà
ad un’area geografica, così come i movimenti stagionali e quelli
migratori. Fotografie mirate
Per
la maggior parte dei piccoli cetacei la struttura più idonea da
osservare, per il riconoscimento individuale, è la pinna
dorsale. Spesso, inoltre, questa è l'unica parte del corpo che emerge
dall'acqua, quando gli animali affiorano per respirare. È frequente che
la pinna dorsale presenti forma, dimensioni e margine (con tacche e
cicatrici) che la rendono riconoscibile da individuo a individuo. Anche
una pigmentazione peculiare può rivelarsi come utile mezzo di
riconoscimento. Per
molte specie di maggiori dimensioni, invece, la colorazione e la
conformazione della pinna caudale,
osservabile fuori dall'acqua all’inizio dell’immersione, è il
"bersaglio" da puntare come segno che permette di riconoscere
gli individui. I
cetacei spesso affiorano solo per pochi secondi, rendendo difficile il
riconoscimento individuale a colpo d'occhio. Le
tecniche di foto-identificazione aiutano quindi gli studiosi a riconoscere
gli individui a ogni successivo incontro. Foto dettagliate di pinne o di
caratteristiche particolari del corpo degli animali forniscono
informazioni interessanti che possono essere analizzate successivamente
con tutta calma. Consigli
per fotografi naturalisti Ecco
qualche consiglio per chi vuole cimentarsi in scatti "secondo
natura":
Perché fare la foto a un animale A
parte l'effetto che una bella fotografia può fare nel vostro salotto,
riuscire a riprendere correttamente, con tutte le caratteristiche
individuali, il corpo di un animale è utile anche per altri scopi: gli
animali "foto-identificati"
potranno essere riconosciuti se incontrati di nuovo!
L'archivio fotografico L'analisi
dei dati raccolti varia molto a seconda dei ricercatori e delle specie
studiate. Si
distingue il CATALOGO, che
contiene le foto campione per ogni individuo identificato, dalla collezione fotografica completa. Per
ognuna è prevista una catalogazione separata ma con dati omogenei per
permettere controlli incrociati. I
cataloghi devono essere
periodicamente aggiornati e vanno via via scelte le foto migliori per
rappresentare i singoli individui. Quando possibile è bene includere foto
che rappresentino diversi aspetti dello stesso individuo (es. pinna
dorsale, pinna caudale, particolari pigmentazioni). Gli
errori più facili nell'analisi delle collezioni
fotografìche sono:
Per
la conservazione di fotografie e diapositive è senz'altro da consigliare
l'uso di "plasticoni"
multi-tasca di buona qualità, in luoghi secchi al riparo dalla polvere e
dalla luce. Per
garantire una lunga durata e facilitare l'analisi è fortemente
consigliata la scansione e il salvataggio delle immagini su cd o su
computer. Anche
i servizi commerciali di scansione e produzione di photoCD possono essere
una buona opzione. La
compilazione di un catalogo delle pinne dorsali
Una
volta identificati gli individui attraverso la tecnica della
fotoidentificazione e aver dato loro un nome, si prendono le diapositive
migliori del lato destro e sinistro di tutte le pinne dorsali identificate
e se ne fa un disegno che metta in evidenza le tacche ed i graffi
identificativi di ogni singolo individuo. In tale modo si viene a
costruire un vero e proprio catalogo di tutti gli individui
fotoidentificati, che può essere può essere utilizzato per la tecnica
del matching:
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