La fotoidentificazione  

 

I primi studiosi del comportamento animale si resero subito conto dell’importanza di riconoscere i singoli individui posti sotto osservazione. Von Frisch, uno dei padri dell’etologia, per meglio interpretare i meccanismi di comunicazione fra le api, le segnò con colori differenti, mentre Lorenz imparò a riconoscere le sue oche grazie a segni naturali sul corpo e al loro personale comportamento.

Gli scienziati, in generale, hanno utilizzato sia metodi di marcatura artificiale, come anelli e

targhette, sia metodi meno intrusivi. Un sempre maggior numero di studi su animali selvatici dimostra, oggi, che gran parte dei vertebrati può essere efficacemente identificata, anche a lungo termine, da segni e marchi naturali sul corpo.

 

Già da 25 anni anche i ricercatori che si occupano di cetacei hanno cominciato a trarre vantaggio da questi metodi. A ben leggere, il riconoscimento dei cetacei esiste fin da quando l’uomo ha cominciato a interagire con le specie costiere. Alla fine dell' 800, nella BaiaTwofold, in Australia, balenieri e pescatori avevano già identificato almeno 27 orche dai differenti segni sulla pinna dorsale. Un uso più strutturato di questi metodi di riconoscimento cominciò nei primi anni '70 con l’inizio di ricerche a lungo termine sui cetacei in mare.

Le fotografie possono risultare molto utili per effettuare stime di popolazione. La fotoidentificazione rappresenta un’utile tecnica di “mark recapture”, che consente di effettuare analisi di abbondanza e di distribuzione di cetacei all’interno di un’area geografica.

 

Nel 1997 gli scienziati impegnati nella ricerca sui cetacei furono invitati dalla IWC (International Whaling Commission) a costituire un gruppo di lavoro sull’impiego delle “cicatrici naturali” nelle stime di popolazione. Nel successivo 1998, dalla riunione di tale gruppo di studio venne riconosciuta valida la pratica della fotoidentificazione per la stima delle densità di popolazione.

La fotoidentificazione si basa sulla possibilità di identificare in modo univoco gli animali incontrati. Analizzando, per ogni avvistamento, il rapporto tra il numero degli animali identificati per la prima volta e quello degli animali riconosciuti in base ad una precedente identificazione, è possibile effettuare la stima del numero di animali presente nell’area di studio.

 

Per identificare univocamente gli animali vengono, di volta in volta, prese in considerazione caratteristiche morfologiche diverse, a seconda della specie da studiare. Le più comuni sono:

 

·        la forma della pinna dorsale,

·        la forma della pinna caudale,

·        la colorazione,

·        la presenza e la forma di cicatrici.

 

Oltre ad informazioni sulla dimensione di una popolazione, la fotoidentificazione consente di definire la struttura sociale della stessa e permette di analizzare la distribuzione degli animali, la loro fedeltà ad un’area geografica, così come i movimenti stagionali e quelli migratori.

 

Fotografie mirate

 

 

 

 

 

 

Per la maggior parte dei piccoli cetacei la struttura più idonea da osservare, per il riconoscimento individuale, è la pinna dorsale. Spesso, inoltre, questa è l'unica parte del corpo che emerge dall'acqua, quando gli animali affiorano per respirare. È frequente che la pinna dorsale presenti forma, dimensioni e margine (con tacche e cicatrici) che la rendono riconoscibile da individuo a individuo. Anche una pigmentazione peculiare può rivelarsi come utile mezzo di riconoscimento.

Per molte specie di maggiori dimensioni, invece, la colorazione e la conformazione della pinna caudale, osservabile fuori dall'acqua all’inizio dell’immersione, è il "bersaglio" da puntare come segno che permette di riconoscere gli individui.

 

I cetacei spesso affiorano solo per pochi secondi, rendendo difficile il riconoscimento individuale a colpo d'occhio.

 

Le tecniche di foto-identificazione aiutano quindi gli studiosi a riconoscere gli individui a ogni successivo incontro. Foto dettagliate di pinne o di caratteristiche particolari del corpo degli animali forniscono informazioni interessanti che possono essere analizzate successivamente con tutta calma.

 

Consigli per fotografi naturalisti

 

Ecco qualche consiglio per chi vuole cimentarsi in scatti "secondo natura":

 

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Le foto devono essere prese da una visuale che si avvicina il più possibile ad una perpendicolare dell'asse longitudinale dell'animale, questo per discriminare ogni irregolarità nel margine della pinna dorsale.

Il sole deve essere alle spalle del fotografo, quindi evitare il controluce.

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Sono preferibili foto con inquadrature selettive della pinna dorsale o di particolari conformità dell'animale.

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Sono consigliati obiettivi zoom (80-200 mm; 100-300 mm) per mettere rapidamente a fuoco animali vicini e lontani. La lunghezza di focale dipende dal tipo di animali fotografati e dal tipo di piattaforma di osservazione. Focali di 400 mm sono consigliate solo su piattaforme molto stabili e a fotografi esperti.

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Un 300mm f 4.5 è sufficiente, appropriato e non eccessivamente dispendioso. I 300/400 mm f 2 8 più costosi, offrono prestazioni migliori ma non bisogna sottovalutare che lenti grandi e molto pesanti non offrono una presa confortevole per lunghe durate. Il mercato offre anche modelli leggeri ma il prezzo sale ancora.

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Tempi di esposizione consigliati: almeno 1/500 di secondo o più rapidi.

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Macchine fotografiche con motore di avanzamento permettono di ottenere istantanee molto ravvicinate per immortalare nel dettaglio la sequenza di brevi apparizioni.

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La messa a fuoco automatica è nella maggioranza dei casi preferibile perché, essendo veloce e accurata, permette la perfetta ripresa anche di piccoli dettagli di animali che si muovono rapidamente. Spetta al singolo ricercatore trovare il metodo più idoneo alla situazione.

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Se possibile, segnare automaticamente data e ora sulla fotografia per facilitare la catalogazione successiva.

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La scelta dell'uso di stampe o diapositive, b/n o colore è personale. Per animali di piccole dimensioni ripresi in buone condizioni di luce, sono consigliate pellicole 100 o 200 ASA perché garantiscono la massima risoluzione per meglio evidenziare anche piccoli marchi naturali. Per animali di maggiori dimensioni sono consigliate pellicole di 400 o 1600 ASA che permettono tempi di apertura molto rapidi e contemporaneamente una buona profondità di campo.

 

 

Perché fare la foto a un animale

 

A parte l'effetto che una bella fotografia può fare nel vostro salotto, riuscire a riprendere correttamente, con tutte le caratteristiche individuali, il corpo di un animale è utile anche per altri scopi: gli animali "foto-identificati" potranno essere riconosciuti se incontrati di nuovo!

 

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Così come i metodi di cattura, marcatura, rilascio e ricattura utilizzati per alcuni animali terrestri, la foto-identificazione può essere utilizzata per estrapolare informazioni riguardo alla dimensione della popolazione studiata. Per garantire una stima attendibile è necessario che i segni naturali siano riconoscibili nel corso del tempo, siano specifici dell'individuo e che abbiano una probabilità circa uguale di essere visti e riavvistati.

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In primo luogo il riconoscimento individuale permette di definire la composizione sociale dei gruppi e la fedeltà di presenza nel gruppo.

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Se le fotografie derivano da diverse località è possibile verificare la distribuzione, i movimenti stagionali e le migrazioni.

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Riconoscendo gli individui è possibile descriverne il ciclo di affioramento in superficie-respirazione-immersione e correlarlo a categorie di comportamento generali come "resting" (restare fermi), "socializing" (socializzazione), "travelling" (viaggiare) e "feeding" (nutrirsi).

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Se un individuo identificato da giovane viene osservato per molti anni, si acquisiscono informazioni generali sulla specie: età di maturità sessuale, durata della gestazione, durata della vita, etc.

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Infine, fotografando animali a una distanza nota e confrontandoli con oggetti di dimensioni note, è possibile risalire alla dimensione degli individui. Questo può essere utile nel caso di animali già noti e riavvistati nel tempo, perché dà un'idea del tasso di accrescimento della specie.

 

 

L'archivio fotografico

 

L'analisi dei dati raccolti varia molto a seconda dei ricercatori e delle specie studiate.

Si distingue il CATALOGO, che contiene le foto campione per ogni individuo identificato, dalla collezione fotografica completa.

Per ognuna è prevista una catalogazione separata ma con dati omogenei per permettere controlli incrociati.

 

I cataloghi devono essere periodicamente aggiornati e vanno via via scelte le foto migliori per rappresentare i singoli individui. Quando possibile è bene includere foto che rappresentino diversi aspetti dello stesso individuo (es. pinna dorsale, pinna caudale, particolari pigmentazioni).

 

Gli errori più facili nell'analisi delle collezioni fotografìche sono:

 

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non accorgersi che si tratta di un individuo già identificato

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identificare erroneamente un individuo.

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Per ridurre al massimo l'incidenza di errori è importante che:

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le fotografie siano controllate da più di una persona, preferibilmente esperta

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ogni foto deve essere confrontata con il catalogo più volte

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lunghe sessioni di analisi delle fotografie vanno evitate.

Per la conservazione di fotografie e diapositive è senz'altro da consigliare l'uso di "plasticoni" multi-tasca di buona qualità, in luoghi secchi al riparo dalla polvere e dalla luce.

Per garantire una lunga durata e facilitare l'analisi è fortemente consigliata la scansione e il salvataggio delle immagini su cd o su computer.

Anche i servizi commerciali di scansione e produzione di photoCD possono essere una buona opzione.

 

La compilazione di un catalogo delle pinne dorsali

 

Una volta identificati gli individui attraverso la tecnica della fotoidentificazione e aver dato loro un nome, si prendono le diapositive migliori del lato destro e sinistro di tutte le pinne dorsali identificate e se ne fa un disegno che metta in evidenza le tacche ed i graffi identificativi di ogni singolo individuo. In tale modo si viene a costruire un vero e proprio catalogo di tutti gli individui fotoidentificati, che può essere può essere utilizzato per la tecnica del matching:

 

  • Aggiornamento annuale

  • Confronto tra le pinne dei delfini identificati nei diversi anni di osservazione

  • Identificazione di nuovi individui

  • Verifica della presenza di individui già identificati

  • Aggiunta di nuove tacche sulle pinne già esistenti

 

 

 

 

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